Dermoriflessologia e l’eredità di Calligaris

di Flavio Gandini e Samantha Fumagalli

A volte, una mentalità ottusa e conformista si limita a causare pregiudizi e dissapori, ma quando si estende a un gruppo di persone che detiene una forma di potere essa potrà privare l’umanità intera delle scoperte più geniali.
La storia che stiamo per raccontare appartiene al secondo tipo, fortunatamente, però, termina con un lieto epilogo.
Per iniziare, dobbiamo compiere un viaggio a ritroso nel tempo: un centinaio di anni sarebbe sufficiente, ma per maggior precisione riavvolgiamo il nastro di 111 rivoluzioni solari.
Ci troviamo nel 1901 e un giovane laureando in medicina, il nostro connazionale Giuseppe Calligaris, si presenta a discutere la propria tesi di laurea all’Università di Bologna. Il titolo dell’opera è niente di meno che “Il pensiero che guarisce”!
In questo stupefacente trattato, Calligaris esamina le origini storiche dell’allora nascente psicoterapia, scorgendone tracce già nelle primitive forme religiose del passato. Egli sostiene, infatti, che i sacerdoti dell’antico Egitto, quelli di Esculapio, gli officianti Indiani e quelli ai tempi dei Romani, senza trascurare Pitagora, Apollonio di Tirano e altri celebri esempi, esercitavano una forma di terapia psichica, quando si avvalevano del potere dell’immaginazione per guarire i malati attraverso le pratiche religiose. Percorrendo i secoli, cita nomi illustri di persone che hanno messo in opera un approccio psichico, seppur con le più variopinte sembianze, per risolvere i problemi che da sempre affliggono l’umanità.
Scrive Calligaris: «tutti questi metodi a cui empirici e ciarlatani, medici e scienziati sono ricorsi col fine di guarire, dalla liturgo-terapia, che cominciò a esercitarsi da tempo immemorabile, fino al magnetismo e all’ipnotismo di epoche più recenti, non sono altro che vesti più o meno speciose di cui è ricoperta la psicoterapia, nella sua evoluzione successiva attraverso i tempi. È da notarsi infine, come essa sia venuta man mano spogliandosi di quel velo misterioso che la copriva nel suo nascere, e di tutte quelle influenze divine, animali o astrali che sembravano poi accompagnarla ed esser causa del suo esistere e del suo trionfare».
Proseguendo la lettura della tesi, vediamo delinearsi un preciso disegno: tutto quanto, in passato, era stato attribuito al magnetismo, all’ipnotismo e a pratiche assimilabili, non è dovuto ad altro che alla proprietà fisiologica del cervello di essere suggestionabile.
«Ogni suggestione – troviamo ancora scritto – ha la tendenza a realizzarsi, ogni idea ha la tendenza a tradursi in atto: vale a dire, fisiologicamente parlando, che ogni cellula cerebrale, influenzata da un’idea, influenza a sua volta le fibre nervose che devono realizzare questa idea».
Affinché la suggestione si compia, sono necessari due fattori: il primo è che l’idea suggerita venga accettata dal cervello, il secondo è che l’idea accettata si possa tradurre in azione. Questa proprietà fisiologica del cervello, di accogliere un’idea e di trasformarla in atto, è però governata dalla ragione e dal giudizio, i quali possono neutralizzarla, non permettendo all’idea di imporsi oppure non lasciando che si traduca in atto. Ragione e giudizio sono teoricamente i mezzi per filtrare i condizionamenti, sebbene anch’essi si articolino molto spesso su suggestioni di vecchia data.
Va da sé che per facilitare l’attuazione di una suggestione è necessario agire quando ragione e giudizio sono più deboli (e questo spiega il successo dell’ipnosi e delle tecniche affini), oppure perpetrando più volte il messaggio (scelta operata dalle moderne correnti motivazionali e simili).
Con la sua dettagliata analisi, Calligaris precorre di svariati decenni le più recenti scoperte in materia di psicologia, neurolinguistica, eccetera.
Ancora nella sua tesi leggiamo: «Noi abbiamo parlato finora dell’azione che sopra il corpo può esercitare il pensiero, prendendo questa parola nella sua più ampia significazione. Ma, per essere più precisi, avremmo dovuto dire l’intelligenza, poiché lo spirito agisce sul corpo anche per mezzo di altri due fattori ben distinti, che sono l’emozione e la volontà».
Ecco via via comparire gli ingredienti del portentoso cocktail che permette a un pensiero di tradursi in azione: l’idea, la ragione, la volontà, la fede e l’emozione.
Come sottolinea lo stesso Calligaris, l’emozione è l’elemento più rapido a reagire e a produrre modificazioni nella materia. È, infatti, l’effetto dell’emozione che fa svegliare di soprassalto nel cuore della notte, che fa svanire l’ubriachezza in pochi minuti, che fa incanutire i capelli, che migliora le prestazioni in caso di gare e competizioni, che blocca il corpo in caso di paura.
In sintesi, le emozioni piacevoli aumentano l’attività delle funzioni vitali, mentre quelle spiacevoli le debilitano.
Il giovane laureando, nella sua disamina, analizza persino la dinamica che sta dietro al verificarsi delle guarigioni miracolose: «Diremo infine, a proposito dell’emozione, che essa, unita alla fede incrollabile e alla forte volontà, è la causa di tutti quei così detti miracoli, per cui gli infermi risanano talora improvvisamente presso le immagini benedette dei santuari votivi».
Siamo di fronte alla dimostrazione dell’influenza che lo spirito esercita sul corpo, in un’epoca in cui alla psicologia non veniva ancora riconosciuto un vero valore terapeutico.
Ma Calligaris non finisce di stupirci, perché introduce anche i concetti di terapia olistica e di cura soggettiva. Scrive, infatti: «I modi di questa cura morale devono variare a seconda del carattere degli individui, e si potrà ottenere qualche risultato solo quando il medico sappia intraprendere una minuta analisi psicologica dei singoli pazienti e sappia far l’esame della loro anima, come quello del loro corpo. Bisogna cominciar col ricercare quali siano state le cause che hanno rotto l’equilibrio della loro vita normale, interrogando i famigliari e gli stessi malati da cui ci faremo raccontare i sintomi della malattia e di cui a poco a poco impareremo a conoscere la vita, i gusti, le occupazioni, tutto quello che essi amano e tutto quello che soffrono. Conoscendo come questi ammalati sentono e pensano, sarà più facile colpire direttamente il punto della loro sofferenza e la malattia del loro pensiero».
Si sarà reso conto il nostro paladino che stava proponendo alla classe medica un notevole impegno e dispendio di energie? Leggendo quanto segue, sembra proprio di sì: «È giocoforza l’ammettere che anche ai giorni nostri la psicoterapia non ha un grandissimo culto, quantunque tutti i libri di medicina la raccomandino e tutti i grandi clinici l’insegnino. Quale la causa? Semplicissima ed evidentissima, pensiamo noi. Il trattamento psichico è difficile e per praticarlo ci vuole talora la mente acuta di un psicologo e la pazienza infinita di un angelo, mentre è immensamente più facile il rilasciare un’ordinazione e lo scrivere una ricetta».
Bisogna riconoscere che il giovane si fa da subito portavoce di un concetto che ancora oggi vede esimi detrattori: «l’ammalato che ha in sé la causa del suo male, può avere anche in sé la medicina per guarirlo; medicina che in taluni casi è più rapida nella sua azione e più meravigliosa nei suoi effetti, di qualunque altra che la scienza unita di tutti gli uomini gli potrebbe per avventura somministrare».
Nel considerare il potere che pensieri, credenze ed emozioni esercitano sulle persone e sul loro stato di salute, inoltre, egli cerca di convincere i medici che il loro compito non si esaurisce nel cercare di guarire il corpo, ma deve estendersi a curare la più nobile funzione che del corpo è il padrone e il dominatore, ossia l’anima.
Nonostante si sia esposto a notevoli rischi, Calligaris non viene internato in un manicomio (sì, perché c’erano ancora, tanto è vero che Franco Basaglia non era neanche nato), bensì ottiene l’incarico di assistente del luminare della neurologia Giovanni Mingazzini, all’Università la Sapienza di Roma.
A Roma, Calligaris si specializza in neuropsichiatria, diventa docente nel 1903, poi segretario del Congresso Nazionale della Società di Neurologia. Contemporaneamente, inizia una ricerca, unica nel suo genere, sulla sensibilità cutanea e le correlazioni esistenti con l’organismo, il sistema neurologico e l’apparato psichico.
È del 1908 l’avvenimento saliente della sua storia: Calligaris presenta i risultati delle sue scoperte sui circuiti energetici cutanei all’Accademia medica di Roma. L’interesse è grande, ma a noi, che conosciamo il seguito, sembra di sentire la memorabile frase di incoraggiamento che dev’essergli stata rivolta: “Bravissimo! Prosegui così. Poi, quando le ricerche saranno più estese, torna a riferire…”. E il nostro eroe continua a verificare la solidità della legge che collega pelle, corpo e psiche e che stabilisce una porta d’accesso per la comprensione di quanto attiene alle manifestazioni psicosomatiche. Ma la Dea Bendata si dev’essere distratta, tant’è che mentre il nostro protagonista presta servizio come ufficiale medico nel Regio esercito italiano (Prima Guerra mondiale), il suo collega statunitense William H. Fitzgerald scopre i collegamenti neurologici che condurranno alla nascita della riflessologia plantare occidentale (1916).
Come ulteriore beffa, nel 1917, gli austriaci, dopo aver sfondato il fronte italiano, saccheggiano la clinica di Udine aperta da Calligaris e i documenti relativi alle sue ricerche finiscono oltre confine.
Al termine del conflitto, costretto a ricominciare quasi da capo, Calligaris si rimette all’opera, conseguendo nuovi e strabilianti risultati. Nel 1928, si presenta all’Accademia delle Scienze di Udine e ottiene la promessa dell’istituzione di un comitato di ricerca con l’incarico di verificare quanto da lui esposto. Purtroppo, dalle reiterate invettive lanciate attraverso i suoi libri, dobbiamo desumere che il fantomatico comitato non abbia svolto alcun lavoro, forse limitandosi a etichettare le sue tesi come “un po’ troppo originali”.
Calligaris si trova a vivere una doppia esistenza: da una parte il suo genio viene riconosciuto e prosegue la brillante carriera di docente universitario (il suo libro in due volumi Il sistema motorio extrapiramidale è un testo di studio ufficiale), dall’altra scrive libri su libri senza che nessuno si assuma l’onere di affiancarlo nella sperimentazione.
Solo, alle prese con la sua innovativa scienza, Calligaris accumula materiale, arrivando a pubblicare oltre diecimila pagine dedicate a scoperte sensazionali.
Nel 1944 il suo corpo si arrende, senza aver ottenuto ascolto, se non da parte di qualche studioso francese o tedesco.
Gli anni passano e in Italia, di tanto in tanto, qualcuno ripesca qualche sua teoria, stregato dalla possibilità di amplificare le capacità paranormali, ma il vero cuore del lavoro di Calligaris resta celato fino al 1995, anno in cui le sue scoperte vengono a tutti gli effetti rimesse sul banco di prova da un piccolissimo gruppo di intrepidi, di cui siamo orgogliosi di essere i fondatori e i promotori.
Da quel giorno gli studi si sono enormemente evoluti fino ad approdare all’odierna Dermoriflessologia®, una tecnica complessiva di riequilibrio psicofisico che usa la pelle come specchio dell’anima e del corpo.
Negli ultimi anni, questa materia ha riscosso un interesse crescente e grazie alla sua comprovata validità è entrata come insegnamento fondamentale in alcune Scuole di Naturopatia e ha ottenuto il riconoscimento professionale per gli operatori dermoriflessologi, nell’ambito delle discipline olistiche per il benessere.
Speriamo, con il nostro operato, di aver restituito l’onore che a questo grande personaggio avrebbe dovuto essere tributato già in passato. Se oggi la Dermoriflessologia offre a tutti la possibilità di cambiare vita, promuovendo benessere e autorealizzazione, grazie alla comprensione e al superamento dei propri condizionamenti e limiti, lo dobbiamo anche a lui, il geniale scopritore delle mappe cutanee dalle quali la Dermoriflessologia è partita.
Ci piace immaginare Calligars, dovunque si trovi, gioire insieme a noi di questo dono all’umanità.


© Flavio Gandini e Samantha Fumagalli

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